Territorio e ambiente

L’Unione di Comuni “Marghine” insiste su un territorio che comprende la regione storica del Marghine, che si trova nella parte occidentale della provincia di Nuoro, in una porzione di territorio compreso tra la provincia di Sassari a Nord e la provincia di Oristano a Sud.

Il Marghine è formato da 10 comuni: Birori, Bolotana, Borore, Bortigali, Dualchi, Lei, Macomer, Noragugume, Sindia e Silanus, che conserva l’ambiente naturale, ricco di boschi, macchia mediterranea, paesaggi aspri e selvaggi.
La regione prende il nome dall’omonima catena ed occupa una posizione baricentrica e strategica per le comunicazioni dell’intero territorio sardo. Sin dai tempi preistorici, infatti, il Marghine, ed in particolare la sella di Macomer, ha rappresentato il punto di passaggio obbligato tra il Capo di Sopra e il Capo di Sotto, funzione che mantiene tuttora.

Il territorio complessivo conta una superficie di Kmq 510,28, di cui Ha 5.860 destinati a bosco, dalle aree più interne e montuose della catena del Marghine degrada fino alle aree confinanti dell’altopiano di Abbasanta, e comprende il territorio dei comuni di Birori, Bolotana, Borore, Bortigali, Lei, Macomer, Noragugume e Silanus e Sindia, con una popolazione di 24.342 abitanti (2001) e una densità demografica pari a 47,7 ab. per Kmq. La regione ha per capoluogo Macomer, punto di riferimento per lo sviluppo locale.

Sotto l’aspetto geologico il settore si presenta molto differenziato comprendendo litologie intrusive, metamorfiche, vulcaniche e sedimentarie riassumibili fondamentalmente in tre unità di paesaggio: la catena del Marghine, l’altopiano di Campeda e l’altopiano di Abbasanta.

La regione storica del Marghine s’inserisce all’interno del contesto Nuorese che detiene un patrimonio ambientale,archeologico e culturale di grande pregio e valore. Lo sviluppo culturale risponde all’esigenza di rendere sostenibile la crescita culturale e ambientale del territorio.

Il territorio del Marghine è suddiviso in zone di diversa altitudine alle quali corrispondono diverse tipologie di manto vegetale. In esso l’altitudine ed i fattori climatici influenzano la distribuzione della vegetazione e le sue associazioni.La regione del Marghine è caratterizzata da una fauna di interesse nazionale ed europeo, soprattutto per ciò che riguarda i vertebrati terrestri dei boschi, degli ambienti rocciosi e steppici e dei pascoli arborati.

La Storia del Marghine

La regione del Marghine, che corrisponde press’a poco al mandamento di Macomer, nel Medioevo faceva parte dell’antico giudicato del Logudoro; si trovava infatti nella parte meridionale di questo, al confine col giudicato d’Arborea sotto il nome di Curatoria del Marghine.
Questo nome che pare dedotto dal margine del terreno basaltico sorgente sulla riva destra del Tirso o dal rialzamento del terreno sopra.quel piano, con i monti di S. Padre e Palai e con le alte sponde della Planargia, si estendeva anticamente a tutta la contrada compresa tra il Montiferro, la Planargia il Guilzieri, il Dore, il Goceano. I centri abitati dai Marghinesi erano: Macumeli o Macomer, Mulárgia, Birore o Birori, Bortigali, Silano, Lei, Gorare o Borore, Dúalchi o Ivarque.- Noracogomo o Noragugume, Sanche. Golossane, S. Giuliano, Penna e Loria. Macomer risponde alla Macopsissa di Tolomeo, Mulargia alla Molaria dell’itinerario di Antonino. Bortigali sembra derivare dalla romana Berre, che giaceva a 5 Km. a sud-est del paese. Poco chiara è l’origine di Birori, Lei, Bolotana, Borore, Dualchi, Noragugume. Scomparsi gli altri paesi abitati dai Marghinesi.

Varie furono le vicende di questa regione durante i secoli del Medioevo. Verso il 1200 apparteneva, insieme a tutto il Giudicato del Logudoro, alla famiglia di Ubaldo giudice di Gallura e di Torre ed infatti l’8 aprile 1237 Alessandro, legato pontificio, concede ad Adelasia, moglie di Ubaldo, il Giudicato Turritano. Dopo la morte di Adelasia, 1288, si ebbe un breve dominio di Genova ed in seguito subentrarono gli Aragonesi, che sin dal 1297 avevano ricevuto l’investitura della Sardegna da Bonifacio VIII. Nel 1347 il Marghine sembra essere in possesso dei Doria come feudo aragonese, dopo fu conteso per 21 anni, dal 1400 al 1421, fra i d’Arborea e i Narbona. Passò in seguito ai marchesi d’Oristano, il cui ultimo esponente Leonardo d’Alagon fu sconfitto per sempre a Macomer nel 1478. Già dal 15 febbraio 1421 però il Re Alfonso V, volendo ricompensare, per i servizi resi, Bernardo de Rivosecco, , detto volgarmente Francesco Gilberto de Centelles, il quale, bisognoso di denaro, vendette il Marghine a Salvatore d’Arborea il 14 maggio 1439 per 24.500 libbre di monete cagliaritane. A Francesco Centelles successe il figlio Serafino, che ottenne da Ferdinando il Cattolico, con diploma del 21 luglio 1480, la concessione dell’Incontrada del Marghine, che il padre aveva venduto nel 1439. Si deve ricercare il motivo di questo ritorno nel fatto che Salvatore d’Arborea aveva tradito il governo spagnolo, per cui gli venne confiscata l’Incontrada che passò al Centelles. Con i diplomi del 1480 e 1504 i Rivosecco poterono ricuperare l’Incontrada del Marghine, che comprendeva le ville e i luoghi di Macomer, Bolotana, Lei, Silanus, Noragugume, Ivarque (Dualchi), Bortigali, Birori, Borore, Mulargia. Una carta d’archivio di allora sulla popolazione della Sardegna dice che l’Incontrada dei Marghine aveva 1000 abitanti.
Nel 1514 gli Stati d’Oliva, di cui il Marghine faceva parte, passarono alla Casa dei Duchi di Candia. Più tardi passò sotto i Pimentel che avevano conquistato il Marchesato del Marghine. Ultimi occupanti nel senso feudale i Tellez-Jiron. il 7 marzo 1843, data in cui avvenne la cessione di tutti gli Stati d’Oliva alla Monarchia Sabauda e l’abolizione del feudalesimo, il Marghine, come tutta la Sardegna, sarà legato definitivamente alle sorti dello Stato Italiano.

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